Il museo è articolato in due sale che accolgono reperti dell'età del Bronzo, dell'età del Ferro e dell'età romana appartenenti alle collezioni civiche Greggiati e Gemma; un terzo ampio ambiente è riservato a esposizioni e sala didattica.
La prima sala ospita materiali della civiltà terrimaricolo-palafitticola dell'età del Bronzo, raggruppati secondo un criterio funzionale (ceramica, strumenti in osso/corno, fusaiole, pesi da telaio, etc.). Le vetrine sono corredate da un ricco apparato didattico: i plastici rappresentano sepolture e strumenti della vita quotidiana; i pannelli esplicativi servono, oltre che a dare un quadro storico e archeologico del periodo del Bronzo, a illustrare le tecnologie più antiche dell'uomo, quali la produzione della ceramica, la tessitura e la fusione dei metalli.
Nella seconda sala sono esposti oggetti dell'età del Ferro (civiltà etrusca e paleoveneta) e una ricca raccolta di materiali di epoca romana, quando la latina Hostilia, vicus Veronensium (Tacito, Annali) godeva di una notevole prosperità dovuta alla fertilità dei terreni e soprattutto al suo ruolo di scalo portuale sul fiume Po, nel punto in cui la via Claudia-Augusta, proveniente dal Danubio attraverso la valle dell'Adige, superava il Po. I reperti romani, rappresentati da ceramica fine da mensa, anfore, balsamari, monete, insieme ai pannelli didattici, concorrono a ricostruire la storia e le caratteristiche del vicus romano di Hostilia, con il suo porto, le sue necropoli, le sue ville urbano-rustiche ubicate nelle campagne.
CIVICO MUSEO ARCHEOLOGICO DI OSTIGLIA
Sede
46035 Ostiglia (Mn)
Palazzo Foglia
piazza Cornelio Nepote, 2
Telefono
(0039) 0386302562
E-mail
Orario di apertura
martedì, giovedì, domenica h 10:00-12:00
sabato h 10:00-12:00 / 17:00-19:00
(si consiglia di preannunciare la visita telefonicamente)
Visite guidate
su prenotazione, telefonando al numero sopra indicato
Laboratori didattici
per scuole di ogni ordine e grado, a pagamento.
Bookshop
sono in vendita i "Quaderni del Gruppo Archeologico Ostigliese",
ora "Quaderni di Archeologia del Mantovano".
LA COLLEZIONE ARCHEOLOGICA
Le più remote tracce di frequentazione umana nell'ostigliese risalgono al Mesolitico (circa diecimila anni fa). In seguito, durante il Neolitico, si assiste alla formazione di nuclei demici nella valle del Tartaro e, nella successiva età del Bronzo, alla formazione dei primi insediamenti presenti su tutto il territorio; più noti sono l'Ara di Spin, la Mazzagatta e l'Isola Boschina, mentre una serie di scavi archeologici in località La Vallona ha portato alla luce una necropoli birituale di eccezionale interesse. Più sfumate appaiono le testimonianze dell'Età del Ferro. Allo stato attuale delle conoscenze sono noti reperti di cultura Paleoveneta all'Ara di Spin e alla Vallona.
Seguiamo il fondamentale saggio di Raffaele de Marinis, "Villaggi e necropoli dell'età del Bronzo nel territorio di Ostiglia" (1987). Scrive lo studioso: "Le più antiche tracce di frequentazione umana finora conosciute nel territorio di Ostiglia sono costituite da un segmento e una punta a dorso bilaterale in selce rinvenuti rispettivamente a Ponte Molino durante raccolte di superficie, e alla Vallona durante la campagna di scavo 1986 [...]. Due ritrovamenti così limitati e senza contesto non consentono grandi deduzioni e la stessa datazione non può rimanere che genericamente 'mesolitica', ma l'interesse si accresce quando si considera che qualche decina di chilometri più a ovest, a Buscoldo, Belforte di Gazzuolo e Marcaria, sempre nella bassa pianura mantovana, sono stati compiuti ritrovamenti simili. Quindi già nel Mesolitico, probabilmente antico, gli uomini si erano spinti fino nel cuore della pianura padana, certamente seguendo i percorsi fluviali. Fino a qualche tempo fa il Neolitico era del tutto sconosciuto nella zona di Ostiglia. Le recenti ricerche di superficie hanno consentito di individuare diversi siti, il più significativo dei quali appare quello della Corte Cavallette in comune di Serravalle Po. [...] Durante il Neolitico, nella seconda metà del periodo Atlantico, il clima era divenuto più umido rispetto al precedente periodo Boreale e inoltre si manteneva caldo [...] Si ebbe così l'optimum climatico post-glaciale [...] l'ampia pianura padana si era fittamente forestata con un mosaico di boschi di latifoglie con predominanza del querceto misto, mentre nelle aree più umide e palustri prosperavano carici e canneti. E' in questo ambiente che si svolse il processo di neolitizzazione dell'area padana, vale a dire dell'introduzione dell'agricoltura e dell'allevamento degli animali. [...] Mancano finora nell'area presa in esame ritrovamenti dell'età del Rame, che tuttavia sono noti da vecchie e nuove scoperte nella zona immediatamente vicina verso nord-ovest, lungo il corso del Mincio. [...] L'età del Bronzo è il periodo meglio documentato della preistoria padana, anche per quanto concerne il territorio di Ostiglia [...] La sedentarietà degli insediamenti, documentata chiaramente dalle fonti archeologiche, presuppone un'agricoltura ormai più sviluppata e discretamente produttiva. Le attività di caccia e di raccolta svolgono un ruolo nettamente subordinato. Si assiste lungo le diverse fasi dell'età del Bronzo [...] ad un chiaro fenomeno di infittirsi degli insediamenti in tutta la pianura padana. [...] Si tratta di una colonizzazione agricola della pianura [...] Processo graduale e progressivo".
Nell'introduzione al testo, lo studioso affronta la tematica "Archeologia e pubblico"; leggiamo: "Nel corso degli anni '50 l'archeologia ha acquistato una grande popolarità. [...] Negli anni '60 e '70 il fenomeno dell'archeologia praticata da appassionati, organizzati in gruppi o società archeologiche locali o perfino nazionali, è diventato dilagante in molti paesi europei, uno dei fenomeni sociologici e di costume della nostra epoca. [...] In alcuni paesi i gruppi e le società archeologiche costituite da amatori e dilettanti hanno compiuto uno sforzo per cercare di professionalizzarsi e di mettersi al passo con la moderna ricerca, ma soprattutto hanno scoperto quello che è l'autentico e insostituibile ruolo dell'amatore: il controllo del territorio per raccogliere e segnalare tutte le informazioni possibili sulle scoperte casuali di nuovi siti archeologici. Soltanto ricorrendo all'opera di appassionati non professionisti è possibile creare una capillare rete informativa per una efficace tutela dei beni archeologici di un territorio. Lo scopo fondamentale della prospezione del territorio attraverso la ricerca di superficie non è solo la individuazione di singoli siti archeologici. In realtà questo tipo di ricerca permette di ricostruire l'intera rete insediativa del territorio e le fasi della sua storia. I moderni ricercatori non sono più alla caccia del bell'oggetto o di un particolare tipo di manufatto, la loro è una raccolta integrale di tutto il materiale affiorante sul terreno agrario, compresi i cosiddetti ecofatti, come resti di fauna, conchiglie e ogni altro reperto che può provenire da un deposito archeologico intaccato da lavori agricoli. Un aspetto determinante della prospezione di superficie è rappresentato dalla regolarità con cui vengono effettuate le raccolte nelle diverse stagioni dell'anno e nel corso di più anni. I dati così raccolti tendono a diventare sempre meno arbitrari e casuali, riducendo la possibilità di deformare le informazioni sul rapporto esistente tra il materiale raccolto in superficie e la realtà dell'effettivo deposito ancora sepolto, che solo uno scavo scientifico è in grado di appurare con certezza. [...] Da quanto abbiamo detto emerge chiaramente il carattere collettivo che deve necessariamente assumere il lavoro di prospezione di superficie, all'interno del quale ciascuno può fornire il proprio contributo personale, ma sempre nel quadro di un progetto di ricerca comune. Il lavoro del ricercatore solitario è perciò destinato ad una mediocrità di risultati."
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